Di nonne, ricette e gesti sacri

Aggiornamento: 19 nov 2020


Mia nonna era una donna algida, con gli occhi color del ghiaccio e le mani nodose che raccontavano fatica. Con quelle mani lì, però, faceva un tiramisù che era la fine del mondo di cui, per anni, non ha voluto darmi la ricetta. Un giorno, in montagna, la sua voce salì su per la scala a chiocciola imperandomi di raggiungerla in cucina dove, una volta arrivata, vidi sul tavolo tutti gli ingredienti, disposti ordinatamente. Lei seduta sulla sedia con il canovaccio sulle ginocchia. Non disse niente, non mi guardò, nessun convenevole, ma iniziò a dirmi cosa dovevo fare e io, con gli occhi un po’ velati, eseguii. Quando arrivammo a dover montare le chiare d’uovo io mi guardai attorno cercando le fruste elettriche e lei si mise sulla faccia quella solita espressione che la caratterizzava: il disgusto. “Guia”, mi disse afferrandomi il polso e tirandomi a sè, “promettimelo, promettimi che le chiare d’uovo le monterai sempre a mano”. Mi sembrava una delle tante sue incomprensibili fissazioni, ma le montai a mano con fatica e con un bel pizzico di fastidio. Poi mi svelò il suo piccolo segreto, per renderlo ancora più speciale!


Ora vorrei tanto dirvi che il tiramisù di mia nonna era mistico per questo, ma mentirei.


Il fatto è che ciò che è veramente rimasto nella memoria del mio corpo (e quindi delle mie emozioni e dei miei pensieri), sono i gesti piccini che hanno contribuito a crearlo. Le mani della nonna, la frusta a mano, la cucina della casa in montagna, il canovaccio stravecchio: queste sono le cose che rendevano mistico il suo tiramisù.


Spesso, nel corso della mia vita, ho camminato con lo sguardo puntato al futuro, a quello che definivo come punto di arrivo e di cui mi creavo un’aspettativa, ma raramente mi sono concentrata sul singolo passo che mi ha condotto laddove tendevo, perdendo, ahimè, parte integrante del viaggio e dell’esperienza stessa.


Ora ho incorporato la -forse- inconsapevole lezione della nonna e mi gusto la sacralità di ogni piccolo passo con la stessa cura con cui lei mi ha insegnato ad incorporare le chiare d’uovo alla crema al mascarpone: dal basso verso l'alto, con delicatezza, per non smontare quanto fatto fino a quel momento.


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